ASSEMBLEA GENERALE CDLT ALESSANDRIA – PRIMO PASSO VERSO IL CONGRESSO

LUNEDÌ 7 MAGGIO PRESSO LA CAMERA DEL LAVORO DI ALESSANDRIA SI E’ TENUTA L’ASSEMBLEA GENERALE DELLA CAMERA DEL LAVORO SUL DOCUMENTO DI PREPARAZIONE AL CONGRESSO “  IL LAVORO E’ ? ”

(vedi le foto su galleria immagini )

di seguito la relazione del segretario generale Franco Armosino

L’Assemblea generale camerale di oggi è la sintesi di una discussione
importante sia nel metodo che nel merito.
La traccia di discussione “Il Lavoro È” segna una novità nel metodo, con la
ricerca di una elaborazione condivisa dal gruppo dirigente per la costruzione di
un documento congressuale che ci rappresenti il più possibile.
Una discussione libera è sempre una forma di sperimentazione che ne produce
altre, e in questo senso voglio segnalare e condividere l’apprezzamento per il
lavoro svolto in FILCAMS con la divisione in gruppi dell’Assemblea generale che
ha prodotto quattro momenti collettivi di discussione sui punti della traccia, con
un ritorno finale in plenaria che ha dimostrato una partecipazione straordinaria,
oltre alla qualità dei contenuti.
Complessivamente positivo è il giudizio sulla discussione articolata in tutte le
Assemblee generali di Categoria, con molti punti approfonditi e sottolineati da
compagni e compagne di tutte le Categorie, il che ci dice che abbiamo una
forte base comune nell’interpretare i bisogni e le necessità delle persone, con
una visione dell’Italia sostanzialmente omogenea al nostro interno.
Nel merito il documento è, sì, traccia, ma sostanzialmente è considerato
centrato nel contenuto; le richieste di implementazione di argomenti sono per
lo più implicite nella sintesi necessaria a una traccia, e in alcuni casi si chiede
di trattare alcuni argomenti con maggiore decisione: penso al tema della
guerra o della violenza di genere.
(Cenno alla tesi del Prof. Bruno Soro, dell’Università di Genova, che al recente
convegno “Europa, Democrazia, Futuro”, svoltosi presso la Camera del Lavoro
di Alessandria – promosso dalle Associazioni “La.S.P.I – UPO” e “Città Futura”
con il Patrocinio della CGIL di Alessandria – ha esposto la sua teoria, secondo la
quale si delineerebbero le condizioni per una guerra combattuta in ambito
europeo).
Nessuna contrarietà è stata espressa sugli argomenti trattati nella traccia.
Il quadro politico è pressoché ignorato dal dibattito, e la premessa della traccia
evidentemente è esaustiva nell’analisi e nell’individuare nell’autonomia e nella
continuità dell’azione confederale la prima condizione per il futuro dei rapporti
con la politica.
Appartiene a tutti noi il lavoro fatto in questi anni dalla CGIL sia nel contrastare
il Jobs Act e la “buona scuola”, come per modificare le norme per accedere alla
pensione, quanto nel proporre soluzioni per la crescita del paese con il Piano
per il lavoro e la Carta dei diritti universali del lavoro.
Abbiamo tenuto il campo per due anni con la consultazione degli iscritti e la
raccolta delle firme per i referendum abrogativi.
Appartengono a tutti noi anche i risultati, di cui spesso ci dimentichiamo.
È stato determinante il contributo della CGIL per ottenere una legge di
contrasto al caporalato, le norme sugli appalti pubblici, come indubbiamente
sindacale è il rinnovo dei CCNL in un quadro a dir poco complicato.
E altro ancora, dal codice antimafia all’accordo con Confindustria sulle relazioni
industriali e la contrattazione.
Questo ci ha consentito di mantenere forza, autorevolezza e riconoscimento,
mentre tutto intorno a noi crollava e perdeva valore, a partire dalla politica,
tutta la politica.
Lo vediamo nella nostra provincia, che non ha economia, non ha progetti, non
ha politica, né opposizione.
Ha volontariato e Sindacato confederale con tanta CGIL: noi, certamente, ci
siamo.
La richiesta che dalle nostre Assemblee generali arriva è per me chiara: quella
di dare gambe, continuità e gambe alla Carta dei diritti, al Piano per il lavoro,
alla battaglia per l’equità pensionistica.
Questo deve essere l’asse portante.
A corollario dell’asse centrale abbiamo:
UGUAGLIANZA
SVILUPPO
DIRITTI E CITTADINANZA
SOLIDARIETÀ E DEMOCRAZIA
Nelle sintesi delle Categorie troviamo condivisione e convergenze per me molto
incoraggianti sui temi dell’uguaglianza.
L’Europa dei diritti comuni
Un Sindacato europeo, forte, autorevole, per eliminare la concorrenza al
ribasso salariale, partendo (FILLEA) da una unità sindacale nostra.
Pensioni da riformare – Lavori usuranti – Welfare
Pubblico e sanità universali, welfare aziendale integrativo e un forte
collegamento e decentramento sul territorio tra Categorie, lavoratori e
cittadini.
Lo chiedono lo SPI e la FIOM allo stesso modo.
Quindi fisco equo senza bonus, fisco europeo, o non sarà Europa, né
economica, né politica.
Lotta al precariato
Tutti chiedono di riportare dignità al lavoro.
Lotta al lavoro povero, orari minimi e massimi e poi salario da far
crescere – questa è condizione essenziale – e parità salariale tra uomini e
donne con pari opportunità.
Strumenti di ammortizzazione sociale per fermare l’emorragia di posti di
lavoro, perché qui in provincia la crisi non è mai finita.
La crescita per noi è una beffa televisiva, lo sa la FIOM tanto quanto la
FILCAMS, che lotta quotidianamente con la mostruosità degli appalti, così
come la FILT e la FILLEA.
E un territorio che invecchia rapidamente chiede una sanità dedicata,
specifica, che risponda alla non autosufficienza e al vivere nei mille paesi che
abbiamo, dove anche la posta non è più garantita.
Quindi più Stato, più cosa pubblica.
Il volontariato è aggiuntivo, non sostitutivo, come il welfare privato.
Diciamolo con la stessa forza.
Il tema dello sviluppo è viziato dalla debolezza del nostro territorio.
Ma tutte le Assemblee richiamano alla consapevolezza che il modello
produttivo 4.0 arriva, e va governato, non subìto, e individuare strumenti per
rispondere ai mutamenti della quantità e qualità del lavoro è prioritario.
Segnalo un passaggio della discussione in FILT sul tema della sostenibilità
ambientale in relazione all’efficientamento dei trasporti, collegando via
rotaia porti e interporti, riducendo il trasporto su gomma.
Uno dei grandi temi del futuro della nostra provincia è legato al porto di
Genova e Savona, alla capacità di progettare il movimento merci nei prossimi
anni, o il Terzo valico sarà per noi solo un buco dove la merce scorre e va.
Un altro passaggio centrale lo trovo nel documento di sintesi SPI:
“Sviluppo: Occorre tener conto di come funziona l’economia italiana. Sono
elevate le possibilità di una politica industriale che sviluppi la parte della nostra
struttura produttiva che ha mostrato e mostra segni di vitalità: il mondo dei
distretti industriali del made in Italy e della meccanica strumentale. Occorre
farlo senza la puzza al naso di coloro che affrontano il tema dei sistemi
produttivi locali e delle medie imprese in cui si dispiega la vita di oltre un terzo
degli italiani. Non si tratta di affossare quel poco che resta di grande industria,
ma di impedire ai soliti noti di prosciugare le scarse risorse per l’aiuto
all’industria.”
In questo passaggio c’è il tema dei distretti che per la nostra provincia può
essere potenzialmente risolutivo, e che allarga la riflessione precedente sui
trasporti alla mobilità delle persone e alla fruibilità dei servizi.
È particolarmente convincente quanto improbabile la proposta che troviamo
sulla traccia di una Agenzia per lo Sviluppo Industriale che risponda alla
pianificazione strategica delle reti e un piano nazionale di sviluppo: certo ne
avremmo bisogno da 40 anni.
Un elemento per noi tutti certamente comune è connesso fortemente con lo
sviluppo: è la richiesta di una azione straordinariamente forte e decisa per
fermare le morti sul lavoro, i danni che migliaia di persone subiscono ogni
anno con crescita esponenziale.
La richiesta è semplice: applicazione del decreto 81 e organismi ispettivi veri,
nessuna scusa sul costo né della sicurezza, né dei controlli.
E mercoledì andiamo a Vercelli con i lavoratori metalmeccanici della Sacal per
difendere il nostro RLS licenziato il 2 maggio: questa è lotta al fascismo.
Il nostro dibattito interno ha evidenziato la difficoltà di separazione tra
sviluppo e diritti di cittadinanza.
La necessità di diritti certi sul lavoro che garantiscano salute, sicurezza,
qualità della vita, rispetto per le donne, salari equi, sono sviluppo.
E colgo e condivido pienamente la necessità di un approfondimento sul tema
della conoscenza proposto dalla FLC a partire dai valori costituzionali che ci
permettono di progettare abilità, competenze e conoscenze dandosi obiettivi e
finalità.
Un valore universale quello del sapere che deve essere argine ai fascismi per
un ruolo che la scuola non può e non deve appaltare neanche a noi, che
certamente possiamo essere portatori di valori, di cultura, di democrazia più
ancora di quanto facciamo.
E quindi: generalizzare la scuola dell’infanzia, ripristinare il tempo pieno nella
primaria e del tempo prolungato nella secondaria di I grado, riaprire i
laboratori e usarli, obbligo a 18 anni, un’alternanza scuola-lavoro come metodo
di didattico e non un parcheggio, e sicurezza nelle scuole per tutti, studenti e
insegnanti.
Fermare le brutture della “buona scuola” a partire dal test INVALSI che
stravolge il concetto di apprendimento.
La scuola è e deve essere la risposta a un tema a cui ci viene richiesto di dare
spazio e proposta in tutte le nostre Assemblee, ovvero la parità di genere e la
spirale di violenza crescente che porta la morte di una donna ogni 60 ore.
La scuola che educa, ma anche lo Stato efficace e coerente, e un Sindacato
capace di mettere a valore l’accordo con Confindustria sulla prevenzione di
tutte le violenze di genere, ampliandolo a tutti i settori e soprattutto
rendendolo operativo.
Diritti e cittadinanza per tutti, quindi: per i migranti, per chi fugge da povertà
e guerre, senza nasconderci che se non c’è gestione e progetto non fermeremo
le paure, le fobie e i comportamenti irrazionali e razzisti.
Quindi una gestione diversa basata sui Comuni e, i sindaci e le loro comunità,
per integrare e non accasermare come da modalità prefettizie.
È certamente per noi un tema valoriale e che quindi possiamo anche vivere da
minoranza.
È accettabile, ma la soluzione sta nelle risposte che sapremo dare.
Non ci siamo dilungati molto su solidarietà e democrazia in quanto sono in
tutto ciò di cui abbiamo parlato in questi giorni e che ho provato a riportare.
L’unità del mondo del lavoro, l’autonomia sindacale, la democrazia, riuscire (e
non è quasi mai accaduto) a fare contrattazione inclusiva, misurare la
rappresentanza, magari con una legge sulla democrazia e sulla rappresentanza
certificata, chiudere la stagione dei contratti separati e dei sindacati finti, di
comodo, la difesa del CCNL sempre, e da esportare in Europa, la contrattazione
collettiva da ripensare e da rilanciare anche come antidoto alle solitudini di un
lavoro sempre più polverizzato.
Tutto questo ci appartiene, e sta a noi – a ognuno di noi, tutti i giorni – non
cadere nella trappola corporativa.
Ma consentitemi di chiudere con un auspicio molto personale.
Che questo Congresso trovi il tempo anche per fare il punto su ciò che ci siamo
detti nella Conferenza di Organizzazione il 25 giugno 2015 (per noi) e che
l’evoluzione organizzativa, lì descritta e votata, cammini di pari passo con il
progetto politico: ne abbiamo bisogno.
E quindi, Compagne e Compagni, che sia un buon Congresso:
di sincerità, di correttezza.
Un Congresso che ci consegni un percorso, un senso di appartenenza
trainante.
E, soprattutto, unità al nostro interno.
Grazie.

 

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